I sionisti mi han portato via tutto, la casa, il cascinale, la mucca, il violino, la scatola di cachi, la radio a transistor, i dischi di littletoni, la moglie... mi hanno ammazzato anche il maiale! E c'erano tanti maiali liberi, nella libera terra islamica di Palestina, prima che arrivassero i sionisti a massacrarli, grufolavano liberi e selvaggi...

domenica 1 ottobre 2017

In memoria di Ivan

Per una volta, il Contadino della Galilea non scriverà un pezzo satirico. Questo perché è venuto a mancare Ivan Fellus, uno che di satira e di umorismo dissacrante, poteva insegnare a molti. Soprattutto, e mi onoro di essere tra costoro, quelli che lo avevano conosciuto su Facebook e sui social media, dove era un attivista instancabile, sempre pronto a difendere le ragioni di Israele. 

In parte la passione gli derivava da una storia personale, che è quella di molti lettori di informazione corretta. Una militanza a sinistra e l'impatto doloroso con l'antisemitismo filo islamico e terzomondista, che ti fa sentire un escluso, o peggio la causa di quello che nel mondo non va. E ci provi a discutere, con questi ottusi che vorresti chiamare compagni e che speri siano dalla tua parte. E invece no, non funziona mai. Da qui frustrazioni, rabbie, amarezze. E nei casi come Ivan, un umorismo feroce e disincantato, distillato quotidiano di millenaria esperienza ebraica. 

Per Ivan era anche una storia di famiglia. Di origine libica, Ivan conosceva troppo bene il rabbioso nazionalismo arabo, nella variante islamista o cosiddetta laica di sinistra. Anche se si vantava di essere arrivato in Italia viaggiando in prima classe, Ivan  sapeva di essere un rifugiato e lo aveva scritto chiaro nel suo profilo Facebook. Ivan Fellus, di Tripoli. 

Ma, e quanto è ebraico questo, *essere* rifugiati, non significa *fare* i rifugiati, non ti autorizza a trasformare il sussidio in un reddito, a vivere di beneficienza, a cercare di cambiare le regole della società che ti accoglie. Come dice bene il suo amatissimo Herbert Pagani, in quella lettera a Gheddafi che sembra scritta ieri, 

"Siamo produttori di beni, materiali e morali, lo siamo sempre stati e tu lo sai, perché il lavoro non ci fa paura, perché per noi il lavoro non è mai stato punizione, bensì espressione, anzi, benedizione. La prova, dopo un mese nei campi profughi di Latina e Capua, i nostri hanno abbandonato le baracche e sono partiti in cerca di lavoro, e l’Italia, che dandoci rifugio e cittadinanza ha creduto di farci la carità, si è ben presto accorta di aver fatto un investimento. Tu invece, come tutti i governanti del nuovo mondo arabo, hai voluto lavar via gli ebrei dal tuo tessuto sociale. Ne hai corroso le fibre: commercio, artigianato, agricoltura, professioni liberali, tutto si è dissolto, è volato via."

Questa storia di indomabile dignità e di coraggio, è la storia da cui veniva Ivan, uomo straordinariamente integro. Capace di forti passioni, di arrabbiature che volevano essere indimenticabili e che poi era il primo a farti dimenticare. 

Alla numerosa comunità virtuale dei sostenitori italiani di Israele, mancheranno da oggi in poi l'umorismo graffiante di Ivan, la sua travolgente autoironia ed in qualche caso persino la passione per l'Inter. Dovunque sia, in questo momento Ivan Fellus sta litigando con gli angeli. E sono angeli molto fortunati. 


Che il suo ricordo diventi benedizione. 

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